News da FROM - Gennaio 2026
Buoni propositi per il 2026? Continuare a contribuire alla definizione di città migliori per moltiplicare valore pubblico!
Come opporsi all’anno delle diseguaglianze e dei rischi globali? Sopravvivere al 2026
Ce ne accorgiamo ogni giorno. Siamo in una nuova fase storica in cui i rapporti di forza globali, i patti sociali e gli equilibri internazionali stanno cambiando. Ma sotto la superficie le grandi questioni di fondo restano: disuguaglianze economiche e sociali, crisi ambientali, scarsità di opportunità, esclusione.
Secondo l’ultimo Global Risks Report 2026 del World Economic Forum, tra le crisi globali più probabili c’è la geoeconomic confrontation — ovvero l’uso di leve commerciali, finanziarie e tecnologiche come strumenti di potere — insieme alla polarizzazione sociale e alle pressioni ambientali che aggravano le diseguaglianze.
D’altro canto, una nuova analisi di Oxfam mostra ancora una volta come la crescita economica globale stia producendo ricchezza concentrata in pochissime mani, mentre fasce sempre più ampie di popolazione vedono ridursi sicurezza, diritti e capacità di scelta non solo in termini di reddito, ma di accesso reale alle opportunità. La soglia è senza precedenti perché dodici persone (sostanzialmente una partita di calcetto il lunedì sera) controllano il 90% della ricchezza globale.
Devastante, eh?
Se questi rischi sono globali, le conseguenze si manifestano in modo particolarmente intenso nei nostri territori urbani. Le città non sono solo luoghi di crescita e innovazione, come evidenziano i rapporti dell’OECD: sono anche spazi in cui le disuguaglianze si concentrano nelle differenze di accesso a servizi, trasporti, abitazioni e opportunità economiche. In molte metropoli, in tre quarti dei paesi OCSE, le regioni urbane più grandi mostrano livelli di disuguaglianza più alti rispetto al resto del paese, con impatti diretti su coesione sociale e fiducia nelle istituzioni.
Anche studi accademici e ricerche urbane mettono in evidenza dimensioni spesso trascurate: la segregazione spaziale dei redditi tra quartieri prima poco considerata dai dati aggregati o la forte relazione tra accesso ai servizi urbani e mobilità sociale. Analisi globali suggeriscono che anche differenze “minime” nei redditi possono innescare processi di esclusione urbana, spostando le popolazioni vulnerabili sempre più ai margini delle città.
Allo stesso tempo, da qualche anno sappiamo come le città possano affrontare efficacemente queste disuguaglianze migliorando la raccolta e l’uso dei dati locali, riconoscendo e sostenendo l’occupazione informale, e innovando i modelli di finanziamento e investimenti in servizi urbani essenziali. Questo significa progettare sistemi di trasporto più equi, rafforzare i servizi di base e incentivare processi di bilancio partecipativo in cui le comunità decidono come allocare risorse strategiche.
In questi cinque anni di lavoro con FROM abbiamo cercato di tradurre visione e valori in metodo e progetti concreti, capaci di contribuire a contrastare alcune di queste criticità strutturali:
Contrastare tensioni geoeconomiche con piattaforme di cooperazione territoriale
Costruiamo spazi in cui attori pubblici, imprese e comunità locali si confrontano su sviluppo sostenibile, resilienza delle filiere e governance dell’innovazione.Ridurre la polarizzazione con progettualità inclusive
Disegniamo processi partecipativi e strumenti decisionali che rafforzano fiducia, dialogo e cittadinanza attiva — perché la coesione nasce da esperienze condivise.Affrontare disuguaglianze con interventi di rigenerazione sociale
Promuoviamo accessibilità urbana, servizi di prossimità e opportunità economiche, riducendo barriere e allargando le possibilità di vita delle persone.Incorporare l’ambiente come principio metodologico
Per noi l’ambiente non è un capitolo a parte: è un criterio trasversale che guida rigenerazione urbana, infrastrutture, suolo e mobilità.
In progetti come Goccia.eu (in cui stiamo trasformando un ex gasometro in una nuova area verde fruibile a tutti) e il Piano Regolatore di Torino (lavorando sull’analisi dei dati per capire il presente e immaginare il futuro) proviamo a trasformare la riflessione in azione concreta. Perché il futuro non è già scritto ma si decide ora, nelle nostre città, nei nostri quartieri e nelle nostre comunità.
Le diseguaglianze globali si possono affrontare partendo dalla vita quotidiana delle persone nei nostri territori, dal locale, con alleanze strategiche tra cittadini e pubblica amministrazione, privati e fondazioni.
[work in progress]
Un po’ di aggiornamenti su questo primo mese del 2026
Il 2026 è iniziato molto bene per FROM e ci sono tanti aggiornamenti sui nostri progetti.
A Vicenza la Centrale è pronta a diventare il nuovo hub della cultura e della partecipazione della città. In seguito alla call “Attiva La Centrale”, l’edificio ospiterà da fine gennaio al 31 maggio 75 progetti per oltre 300 appuntamenti, distribuiti lungo tutti i giorni della settimana, dalla mattina alla sera. È il risultato di un processo di coinvolgimento della comunità con cui stiamo sperimentando un nuovo modo di lavorare con la città, in maniera orizzontale e inclusiva anche grazie agli usi temporanei che permettono di recuperare e rigenerare luoghi dismessi grazie a questa nuova finalità culturale.
A Lecco continua il nostro percorso di capacity building per giovani e reti giovanili locali per aprire la co-progettazione degli spazi. La manifestazione di interesse per avviare il percorso di affidamento del Centro Pertini è il primo passo per far vivere lo spazio con un nuovo programma di servizi e attività del centro rivolte alla popolazione giovane della città di Lecco. Qui un articolo che racconta tutto!
A Livorno partirà la gestione condivisa del nuovo spazio Takeoff. Nato grazie al finanziamento di un bando ANCI, si tratta di un vero e proprio coworking culturale pensato come spazio di innovazione per i giovani, trasformando una porzione oggi sotto utilizzata del complesso degli Hangar Creativi in uno spazio pubblico attrezzato, accessibile e gestito da e per giovani under 35 che avranno quindi l’opportunità di lavorare, formarsi e costruire progetti nel campo della cultura, dell’arte, dell’innovazione sociale e dell’economia collaborativa, attivando un ecosistema creativo in grado di generare impatto positivo sul territorio. Come FROM abbiamo supportato nel processo di stakeholder engagement, comunicazione e individuazione criteri per soggetto gestore.
[appunti su]
La mappa italiana delle diseguaglianze
Per la prima volta, le difficoltà economiche e sociali delle città italiane hanno un indirizzo preciso.
La sperimentazione coinvolge città molto diverse tra loro — da Milano a Taranto, da Torino a Palermo, passando per Bologna, Napoli, Roma, Venezia, Bari, Genova e molte altre — offrendo una lettura comparabile ma profondamente radicata nei contesti locali.
Ma cosa significa, concretamente, vulnerabilità sociale?
I ricercatori ISTAT partono da una definizione chiara: una condizione in cui le persone faticano a soddisfare bisogni di base a causa di risorse e opportunità insufficienti.
Per renderla misurabile, hanno costruito un Indice di Disagio Socio-Economico, che incrocia nove dimensioni diverse: lavoro stabile o precario, reddito, istruzione, abbandono scolastico, giovani che non studiano e non lavorano, famiglie con bassa intensità occupazionale, nuclei senza redditi da lavoro o pensione, fino alla condizione abitativa e relazionale degli anziani soli.
Il risultato è una mappa che consente di individuare — rispetto alla media cittadina — aree urbane in cui il disagio si concentra e si stratifica.
Per la prima volta, amministrazioni pubbliche, fondazioni, associazioni, ONG e imprese possono orientare servizi, investimenti e infrastrutture esattamente dove servono, evitando la trappola delle medie e degli interventi indistinti.
La granularità dei dati apre la strada a politiche più intelligenti: mirate, proporzionate, costruite sulle caratteristiche reali dei luoghi e delle comunità che li abitano. Non soluzioni “una per tutti”, ma risposte urbane cucite su misura.
È un passaggio fondamentale perché dimostra come le disuguaglianze globali si manifestano nei quartieri, e solo partendo da lì possiamo iniziare a contrastarle.
Inoltrato molte volte
I piccoli negozi e il caso di New York
New York, ancora una volta, ci mostra che è possibile fare qualcosa di concreto per cambiare, in meglio, le realtà che sembrano rimaste indietro in questo periodo storico. Prendete le bodegas. Da sempre un presidio economico e sociale dei quartieri di New York, negli ultimi mesi sono entrate al centro del dibattito urbano e politico. Il sindaco Zohran Mamdani ha proposto misure per migliorare l’accesso al cibo nelle aree più vulnerabili. Tra queste, anche una revisione fiscale con tasse più basse e incentivi mirati per le piccole attività di prossimità. L’obiettivo è sostenere i negozi indipendenti e ridurre i costi per i residenti. La proposta si inserisce in una strategia più ampia contro l’insicurezza alimentare. Non mancano però le critiche e i timori di concorrenza sleale. Il caso mostra quanto il commercio locale sia una leva di politica urbana. E quanto le decisioni fiscali possano incidere sulla vita dei quartieri.
Milano non è una città per ciclisti
Nonostante il potenziale geografico — strade larghe, topografia quasi piatta e clima temperato — Milano oggi è percepita da molti come una città ancora poco sicura e poco funzionale per chi usa la bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano. La sicurezza stradale resta una criticità, con un elevato numero di incidenti e feriti tra i ciclisti nelle statistiche degli ultimi anni; ciò contribuisce a ridurre la diffusione dell’uso quotidiano della bici, nonostante iniziative e piste ciclabili create negli ultimi anni. Secondo alcune analisi, molte persone evitano la bici proprio per la mancanza di infrastrutture protette e di una cultura urbana che favorisca realmente la mobilità attiva. Ne scrive il Post.
Cambiare il mondo cominciando dalle mappe
Le mappe non sono semplici strumenti di orientamento: sono strumenti di interpretazione della realtà urbana, capaci di rendere visibili dinamiche sociali, flussi di mobilità, accesso ai servizi e spazi di esclusione. Su larga scala, pensate a quanto è grande sulla mappa la Groenlandia (spoiler: è molto più piccola di quanto immaginate, e forse di quanto si immagine pure Trump) o quanto è piccola l’Africa (spoiler #2: è un continente gigantesco). Su scala più ridotta, ad esempio nel design territoriale e urbano, mappe più capaci di raccontare chi vive dove, come si sposta chi non ha un’auto o dove sono concentrate le vulnerabilità sociali, possono orientare decisioni di policy, interventi infrastrutturali mirati e strategie di equità. Rendendo granulari e leggibili queste informazioni – anche attraverso mappe partecipative – si crea uno spazio condiviso di conoscenza in cui città e comunità possono lavorare insieme per progetti più giusti ed efficaci. Su Internazionale.
Imparare dal Sudamerica
Le metropoli e grandi città del Sudamerica offrono esempi interessanti di cultura urbana, resilienza e crescita creativa: qui la cultura non è solo intrattenimento, ma un motore di coesione, occupazione e innovazione economica. Le industrie culturali — musica, cinema, arti visive e media — stanno guadagnando rilevanza globale, con artisti, registi e creativi che producono contenuti che superano i confini regionali. Cresce, ad esempio, la presenza di produzioni cinematografiche e musicali sudamericane nei mercati internazionali, accompagnata da politiche pubbliche che riconoscono l’importanza della cultura nella trasformazione urbana. Inoltre, città come Bogotá, Buenos Aires o São Paulo stanno integrando la cultura nelle loro strategie di sviluppo urbano come leva di inclusione sociale e rigenerazione dei quartieri, mostrando come la creatività possa essere un elemento di competitività e partecipazione civica. Leggi questa analisi dell’Economist.




