News da FROM - Marzo 2026
Il negozio di prossimità e le scuole sempre aperte come cultura di comunità. Inoltre, un po' di aggiornamenti sui nostri lavori
Il futuro dei piccoli negozi parte da New York
A New York il futuro della città passa anche da chi ogni mattina alza una saracinesca. Non è una metafora, ma una scelta politica esplicita. Il sindaco Zohran Mamdani ha lanciato l’NYC Future Fund, un fondo da 80 milioni di dollari pensato per sostenere il piccolo commercio di quartiere e rendere più accessibile il credito alle attività locali. L’idea è al tempo stesso semplice e potente: i negozi di prossimità non sono solo un pezzo dell’economia urbana, ma un’infrastruttura sociale. Sono luoghi di relazione quotidiana, presidi diffusi, spazi che costruiscono sicurezza informale, identità e comunità. In una città spesso raccontata attraverso grandi trasformazioni immobiliari e investimenti globali, New York sceglie di partire da ciò che tiene insieme la vita quotidiana dei quartieri.
Il programma abbassa la soglia minima dei prestiti fino a 25.000 dollari, riduce i tassi d’interesse intorno al 7,5% e introduce sistemi di rimborso flessibili legati al fatturato, così che le rate diminuiscano nei mesi più difficili e crescano quando il business riparte. L’obiettivo è raggiungere attività che spesso restano escluse dal credito tradizionale: negozi di quartiere, imprese familiari, imprenditoria migrante, piccole attività con ricavi limitati o stagionali. Non si tratta solo di immettere risorse, ma di adattare gli strumenti finanziari alla realtà dell’economia di prossimità. È una presa di posizione chiara che conferma come il tessuto commerciale minuto non sia qualcosa di residuale, ma strategico per la resilienza urbana di una città complessa come New York.
Questa impostazione ribalta una narrativa dominante. Per anni il futuro delle città è stato associato a grandi operazioni, flagship store e investimenti top-down. Il NYC Future Fund dice invece che la vitalità urbana dipende anche – e forse soprattutto – da una rete diffusa di attività piccole, radicate, quotidiane. Ogni bar, libreria, ferramenta, alimentari o laboratorio artigiano non è solo un servizio, ma un nodo relazionale. Dove esiste piccolo commercio si produce presidio sociale, si attivano relazioni informali, si costruisce fiducia. È un’infrastruttura invisibile, ma essenziale, che rende i quartieri più vivi, più accessibili e più inclusivi.
È un esempio che parla anche alle città europee e italiane. New York mostra che sostenere il commercio di prossimità non significa proteggere nostalgicamente il passato, ma investire nel futuro delle comunità urbane. Significa riconoscere che la qualità della vita non dipende solo dallo spazio pubblico o dai servizi, ma anche dall’economia quotidiana che li anima. Il NYC Future Fund indica una direzione concreta: se vogliamo città più vive, dobbiamo rafforzare le infrastrutture sociali già esistenti. Il piccolo commercio è una di queste. Non come eccezione o misura emergenziale, ma come politica urbana strutturale. È possibile. Sta già succedendo. E dimostra che costruire comunità, oggi, passa anche da una scelta: sostenere chi tiene accesa la vita dei quartieri, giorno dopo giorno.
[work in progress]
Milano: la giornata di restituzione per Piscina Argelati
Con l’incontro del prossimo 7 aprile a BASE (via Bergognone 34, Milano) si chiude la prima fase partecipata del percorso che ridà vita alla Piscina Argelati.
È stato un percorso molto attivo, con la cittadinanza che ha risposto con entusiasmo nei tre incontri pubblici e il successivo questionario con una visione sorprendentemente chiara e condivisa. L’indicazione emersa, infatti, è netta: Argelati deve tornare a essere una piscina pubblica e popolare, aperta almeno tre mesi l’anno e, auspicabilmente, attiva lungo tutto l’arco delle stagioni.
Accanto alla funzione balneare, la richiesta è quella di rafforzare gli spazi complementari con attività sociali gestite dalle associazioni di quartiere o a supporto di quelle già in corso, prevedendo anche aree verdi, zone d’ombra e una piazza pubblica antistante capace di funzionare come luogo di incontro. Un insieme di esigenze che restituisce l’immagine di uno spazio aperto, accessibile e radicato nella vita quotidiana del quartiere.
In sintesi, non “solo una piscina”, ma un presidio sociale di prossimità. Un centro balneare, uno spazio di benessere, un luogo intergenerazionale e un nodo di un sistema territoriale più ampio. La domanda che emerge è quella di un’infrastruttura pubblica capace di attivare relazioni, sostenere le attività associative e contribuire alla qualità dello spazio urbano. Un progetto che mette al centro l’uso collettivo, la continuità nel tempo e la capacità di Argelati di diventare nuovamente un riferimento civico per il quartiere, integrando funzioni ricreative, sociali e ambientali in un unico dispositivo urbano.
CO-PLACE: Un nuovo progetto di attivazione a Brindisi
È iniziato a Brindisi il progetto CO-PLACE – Collaborative Places for Local Activation, Communities and Enterprises. Una iniziativa all’interno del programma europeo URBACT IV che ha l’obiettivo di trasformare edifici, luoghi di quartiere e beni collettivi in presìdi multifunzionali capaci di attivare comunità, servizi di prossimità ed economie locali. Non solo rigenerazione fisica, ma attivazione sociale: spazi che tornano a vivere grazie all’uso condiviso e alla partecipazione diretta di cittadini, associazioni e imprese locali. Un cambio di prospettiva che mette al centro l’uso, non solo il progetto.
Guidato dal Comune di Brindisi insieme a una rete di città europee, CO-PLACE si svilupperà fino al 2028 prendendo ispirazione dall’esperienza delle Case di Quartiere e adattandola a contesti diversi. Attraverso scambio tra città, sperimentazione locale e co-progettazione, il progetto punta a rafforzare reti civiche e modelli di governance collaborativa tra pubblico e comunità. FROM accompagna questo percorso nelle attività di comunicazione, nel supporto amministrativo e nel coinvolgimento degli stakeholder locali. L’obiettivo è costruire condizioni durature perché questi luoghi non siano episodi temporanei, ma infrastrutture stabili capaci di generare sviluppo locale a partire dai quartieri.
Ma cosa sono le Case di Quartiere?
Si tratta di spazi pubblici multifunzionali nati per rigenerare aree urbane e promuovere il welfare di comunità attraverso attività culturali e sociali. Funzionano come luoghi d’incontro dove cittadini e associazioni collaborano per rispondere ai bisogni locali, offrendo servizi che vanno dai laboratori alla facilitazione digitale. Oltre a Brindisi, questo modello di innovazione sociale è particolarmente radicato a Torino, che vanta una rete consolidata, ma è attivo con successo anche a Bologna, Milano e Reggio Emilia.
Torino: approvato il progetto preliminare del nuovo Piano Regolatore
Il Consiglio Comunale ha approvato il progetto preliminare del nuovo Piano Regolatore della città di Torino. Un lavoro che rinnova il precedente piano del 1995 riuscendo a tenere insieme due prospettive che spesso, nella progettazione, si escludono: una visione politica chiara di città (rigenerazione, prossimità, ambiente, spazio pubblico) e un impianto regolativo leggibile, praticabile, capace di accompagnare il cambiamento, in meglio, di Torino.
Tutte le persone e i soggetti interessati possono prenderne visione e inviare osservazioni e proposte di interesse pubblico con un apposito modulo online. Nelle prossime settimane vi racconteremo nel dettaglio tutto — compreso il nostro ruolo nel processo — ma intanto potete approfondire a questo link.
[appunti su]
Scuole sempre aperte
[leggi qui il post su LinkedIn di Davide Agazzi]
La scuola italiana vive una contraddizione evidente: è uno dei pochi luoghi realmente universali delle nostre città, ma spesso resta chiusa proprio quando è più necessaria. Il pomeriggio, la sera, nei fine settimana, durante l’estate. È in queste ore che le disuguaglianze educative tendono ad ampliarsi, separando chi può accedere ad attività culturali, sportive e relazionali da chi invece ne resta escluso. L’idea delle Scuole Aperte nasce esattamente per immaginare la scuola come un’infrastruttura civica, capace di continuare a generare opportunità oltre l’orario curricolare. Non solo un edificio dedicato alla didattica, ma un presidio di comunità che resta accessibile e attivo, contribuendo a ridurre le distanze educative e sociali nei territori.
Negli ultimi anni diverse città hanno sperimentato questa prospettiva, provando a trasformare le scuole in spazi più porosi e condivisi. Roma, Milano, Bergamo e Bologna hanno deciso di mettere in comune le rispettive esperienze e tradurle in un vademecum operativo, con l’obiettivo di rendere replicabile il modello. Le Scuole Aperte funzionano quando smettono di essere iniziative episodiche e diventano una politica pubblica riconoscibile. Per questo servono alleanze educative stabili tra attori complementari, obiettivi chiari, attività accessibili a tutti e una programmazione multidisciplinare capace di tenere insieme educazione, cultura, sport e welfare di prossimità. In questo senso, l’apertura delle scuole non è semplicemente un’estensione degli orari, ma una ridefinizione del loro ruolo urbano.
Affrontare la disuguaglianza educativa attraverso le Scuole Aperte significa investire su un’infrastruttura sociale già esistente, anziché costruirne di nuove. Ma è anche un processo complesso, che richiede di affrontare alcune criticità ricorrenti come la gestione e la sicurezza degli spazi, il coinvolgimento del personale scolastico, la partecipazione delle famiglie, la sostenibilità economica nel tempo. Le esperienze più mature mostrano che questi ostacoli possono essere superati attraverso patti di corresponsabilità, tavoli di coordinamento, coperture assicurative dedicate, modelli di coprogettazione e strumenti di finanziamento più stabili.
In un Paese che discute continuamente di periferie, servizi e disuguaglianze, questa prospettiva indica una direzione molto concreta: rafforzare i luoghi ordinari che possono produrre coesione, opportunità e cittadinanza. Non come eccezione, né come progetto temporaneo, ma come infrastruttura pubblica di comunità. È da qui che potrebbe partire una nuova politica educativa urbana su scala nazionale, capace di trasformare la scuola in uno dei principali motori di inclusione delle città.
Trovate qui il vademecum che raconta cosa è stato fatto dalle amministrazioni
Inoltrato molte volte
“Abitare le città”: una nuova serie di Future4Cities
Segnaliamo la nuova serie del podcast “Città” di Future4Cities: “Abitare la città”, realizzata insieme ad ANCE, uno spazio di confronto sulle trasformazioni urbane e sulle grandi sfide delle città italiane. Alla conduzione Paolo Bovio e il nostro Stefano Daelli, in dialogo con amministratori, progettisti e sviluppatori. La prima puntata affronta l’emergenza abitativa con Gabriele Albertini sul caso Milano e Matteo Robiglio sull’esperienza di housing sociale di Homes4All. Ascoltalo qui!
Non sono capitali, ma è come se lo fossero
Le “Second Cities” sono le città che non sono capitali delle proprie nazioni ma hanno una dimensione, uno status, un’attrattiva a sé stante quasi a essere considerate dei corpi indipendenti rispetto al resto. Stiamo parlando di città come Istanbul, Barcellona, Milano ma anche la stessa New York.
Concerti nei supermercati, perchè no?
Negli Stati Uniti, un supermercato a New Castle, Delaware, si trasforma in spazio per concerti: il Fiesta Fresh Market ospita le “Mercadito Sessions”, una rassegna live ispirata ai Tiny Desk che offre a band internazionali un palco locale in uno stato raramente toccato dai tour. Il progetto, nato dall’esperienza di José Luis Aguilar-Garcia, è diventato anche una piccola community online. Un esempio semplice di come luoghi quotidiani possano diventare spazi culturali di prossimità.
FROM segnala
Un po’ di bandi interessanti. Se hai un’idea e vuoi svilupparla, noi ci siamo. Scrivici una mail e vediamo come costruire un progetto bellissimo insieme.
È online il bando Luoghi Plurali di Fondazione Cariplo
Torna il bando per sostenere la rigenerazione di edifici e spazi dismessi trasformandoli in “luoghi plurali”, cioè spazi aperti a funzioni culturali, sociali, ambientali e aggregative, costruiti insieme alle comunità locali e con impatti duraturi sul territorio.
Con un sostegno di 5 milioni di euro, Fondazione Cariplo erogherà ai progetti selezionati contributi da un minimo di 100.000 € a un massimo di 750.000 €.
Il bando è riservato a Enti pubblici, Enti del Terzo Settore/ETS, ONLUS e organizzazioni non profit, Cooperative sociali e imprese sociali (in generale soggetti senza scopo di lucro impegnati in sviluppo culturale/sociale).
La prima fase di candidatura scade il 30 giugno 2026 e la seconda il 25 febbraio 2027. Tutte le informazioni qui
Compagnia di San Paolo: È online il bando per la valorizzazione culturale dei territori per il turismo sostenibile
L’iniziativa ha l’obiettivo di attivare governance collaborative, solide e rappresentative allo scopo di promuovere proposte culturali di valorizzazione territoriale che favoriscano il turismo sostenibile e rafforzino il legame tra patrimonio culturale, comunità e sviluppo locale.
Il bando di Compagnia di San Paolo si rivolge a partenariati composti da un ente capofila e da 2 a 4 partner, con sede in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. , e prevede lo sviluppo di progetti pluriennali orientati a:
Valorizzare il patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, in una prospettiva di medio-lungo periodo
Promuovere modelli di governance collaborativa e sinergie multilivello tra attori culturali, turistici ed economici
Favorire la transizione verde e digitale e una gestione sostenibile dei flussi turistici
Sostenere l’integrazione tra cultura, turismo e filiere produttive locali
Incentivare progettualità inclusive e accessibili, con particolare attenzione agli under35 e famiglie
La scadenza per la presentazione delle candidature è il 15 luglio 2026. Tutte le informazioni qui
Parte il fund 2026 di Fondazione Moleskine
È aperta la call di Fondazione Moleskine Creativity Pioneers Fund 2026. Un programma che sostiene organizzazioni culturali e creative che utilizzano arte, cultura e creatività come strumenti di impatto sociale nelle comunità locali. Il programma offre un piccolo grant flessibile e l’accesso a una rete internazionale con opportunità di apprendimento, visibilità e finanziamenti futuri.
I selezionati si aggiudicheranno un contributo non vincolato di 5.000 €, entreranno nella rete globale Creativity Pioneers e accederanno a opportunità aggiuntive di funding, formazione e scambio tra pari
Possono partecipare alla selezione organizzazioni creative e culturali, enti e collettivi che lavorano su impatto sociale, strutture community-based (profit e non profit, generalmente piccole/medie) e singoli progetti che usano creatività, cultura, arte, design come leva di cambiamento
Le candidature vanno inviate entro le 17 del 24 aprile 2026. Tutte le info qui.






