Non è un negozio, è uno spazio di comunità
Se leggete la nostra newsletter o i nostri account social (a proposito, ecco qui Instagram e LinkedIn) non vi sorprenderà leggere queste righe. Per noi il negozio di quartiere è una delle infrastrutture più sottovalutate della città. Il fornaio, la merceria, il bar all’angolo, il banco del mercato non sono reliquie da piccolo mondo antico, ma posti dove insieme alle merci passa una rete informale di socialità, aiuto reciproco, sicurezza, ricchezza tradizionale e anche innovazione legata al territorio.
Per questo abbiamo accolto con curiosità e interesse il piano annunciato a settembre dal governo britannico di Andy Burnham. I 210 milioni di sterline per le high street inglesi vanno ai comuni e alle comunità più che ai singoli esercenti. Servono a recuperare edifici abbandonati, a salvare pub e altri luoghi di comunità a rischio chiusura e a riassegnare i locali sfitti con aste pubbliche. Una misura che usa meglio delle risorse che, fanno notare, erano già a bilancio mentre il nodo resta il peso delle tasse sugli immobili. Quello che va nella direzione giusta, però, è la scelta di come destinare quelle risorse. Perché così facendo la vita di una via commerciale diventa un indicatore della salute di una comunità.
È la stessa convinzione che ci ha portato ad accompagnare Bari nella candidatura a Capitale europea del piccolo commercio 2027. È il riconoscimento con cui la Commissione europea premia le città che fanno del commercio di prossimità una politica urbana. Bari ci arriva con una coalizione larga di istituzioni, associazioni di categoria e università. Le candidature si sono chiuse il 9 ottobre e a novembre saranno annunciate le nove città finaliste.
Con I Negozi del Cuore abbiamo chiesto ai baresi di segnalare i negozi a cui sono più legati. L’idea era partire dal legame che le persone hanno con un luogo, prima che dal fatturato, e costruire una mappa delle attività che fanno parte della vita quotidiana dei quartieri. È un modo per rendere visibile un valore che di solito nessuna statistica registra.
Un negozio aperto tiene viva una strada. Porta passaggio, accende le vetrine la sera, mette dietro al bancone qualcuno che conosce chi abita nel palazzo di fronte. Per chi lo gestisce è lavoro vicino a casa. Per chi ci entra è un punto di riferimento, soprattutto per anziani, bambini e chi è arrivato da poco. Preservare questo modello significa tenere in piedi una rete di sicurezza economica e sociale diffusa, che costa poco e funziona finché c’è.
Jane Jacobs lo aveva scritto già nel 1961 in Vita e morte delle grandi città. Nella sua Hudson Street i vicini lasciavano le chiavi di casa al salumiere. I negozianti erano gli occhi sulla strada che rendevano sicuro un marciapiede senza bisogno di sorveglianza. Più di sessant’anni dopo il punto è lo stesso. In una via con le serrande alzate c’è sempre qualcuno che si accorge di te.
Scriviamo queste righe pochi giorni dopo la terribile notizie della morte di Annibale D’Elia, cui ci hanno legato anni di amicizia, progetti, percorsi e capitoli irripetibili delle nostre vite. Ci uniamo al lutto e alle condoglianze di tutte le persone che gli hanno voluto bene e la grande comunità che si è costruita negli anni attorno anche alle sue idee.
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BARI È CANDIDATA A CAPITALE EUROPEA DEL PICCOLO COMMERCIO
Il mese di ottobre è iniziato con la consegna del dossier di candidatura di Bari a Capitale Europea del Piccolo Commercio 2027. È la prima volta che FROM accompagna una grande città in questo tipo di percorso e dentro c’è il lavoro di questi mesi, dalla coalizione che riunisce Comune, Città Metropolitana, Regione, Camera di Commercio, associazioni di categoria e università, al comitato scientifico che ha accompagnato la candidatura. Ci sono anche le segnalazioni raccolte con ”I Negozi del Cuore” e la seconda edizione della Scuola barese di commercio, co-progettata con i commercianti. A inizio novembre la Commissione europea annuncerà le nove città finaliste, tre per categoria, che a inizio 2027 presenteranno la propria candidatura a Bruxelles. Noi incrociamo le dita, e intanto continuiamo il lavoro con la città. [potete seguire tutto il lavoro qui]
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FROM A ECOMONDO
Ecomondo è la più grande fiera italiana dedicata alla transizione ecologica e si tiene ogni anno a Rimini. Per questa edizione, FROM sarà presente con ben tre appuntamenti dedicati a temi per noi molto cari. La transizione ecologica nelle città; gli strumenti per comunicare ai tempi della crisi climatica e finalmente le storie che hanno vinto la prima edizione del premio INEDITA! Sul palco di Rimini, i sette storyteller (Chiara Monzani, Mattia Iorillo, GioVe collettivo, Elena Cicardo, Rita Cantalino, Francesco Pattacini, Francesco Revello) presenteranno i loro racconti sulla transizione ecologica fuori dalle grandi città. Si va dalle navette a chiamata delle Langhe alla comunità energetica di Ferla, dalla filiera del legno in Val Susa alla tipografia riconvertita di Nocera Inferiore, fino ai comuni della provincia di Isernia e alle comunità del grano dell’Appennino. Adesso tocca a voi leggerle, condividerle e raccontarle!
Segnatevi in agenda questi momenti in cui potrete trovarci
4 novembre, 11:30 - 13:15, Circular & Healthy City District - Workshop Area Hall D3 [info e iscrizioni]
Circular city-making. Un confronto sulle città come luogo in cui l’economia circolare diventa concreta (a cura di A cura di: Ecomondo STC & Materia Rinnovabile – Renewable Matter, FROM, con la moderazione di Emanuele Bompan di Materia Rinnovabile e Davide di FROM)4 novembre, 14:00-16:00, Sala Diotallevi 1 Hall Sud [info]
Forum della Buona Comunicazione (con Laura di FROM e Giulia Bassetto di WILL)4 novembre, 17:00-18:00, Circular & Healthy City District - Workshop Area Hall D3 [info]
INEDITA: storie di transizione ecologica che stanno trasformando il Paese (con Matteo, Laura e Gaia di FROM e alcuni degli storyteller vincitori)
[appunti su]
UNA NUOVA FASE PER IL NEW EUROPEAN BAUHAUS
[leggi qui il post di Matteo Brambilla]
Il New European Bauhaus è nato nel 2021 come un’idea di metodo. Portare bellezza, sostenibilità e inclusione dentro il modo in cui si costruiscono e si trasformano i luoghi. In questi anni ha prodotto premi, bandi, laboratori e una comunità larga di progettisti, amministrazioni e associazioni. Ha anche corso il rischio di restare un circuito a parte, un’etichetta da aggiungere a progetti già fatti. Con la Raccomandazione adottata dal Consiglio dell’Unione europea l’11 maggio il progetto entra in una fase diversa. Si tratta di un atto non vincolante, che indica agli Stati membri una linea di condotta per portare i principi del NEB dentro le politiche ordinarie che trasformano quartieri e territori.
Leggendo il documento abbiamo trovato tre passaggi che parlano direttamente al lavoro che facciamo ogni giorno.
Il primo riguarda il posto del NEB nelle politiche. Il testo chiede di integrarne i valori negli strumenti e nei finanziamenti già esistenti, a livello nazionale, regionale e locale, e di evitare strutture parallele. Riconosce anche che oggi questa integrazione è disomogenea, e che le opportunità sono diseguali soprattutto per gli enti locali. È un’indicazione semplice, che sposta però il peso dal progetto pilota alla gestione ordinaria, dai piani di mobilità ai programmi di rigenerazione.
Il secondo riguarda lo spazio pubblico. Strade, piazze e parchi vengono descritti come luoghi di interazione sociale, benessere e azione climatica, e non come semplici corridoi di attraversamento. Ne discende l’invito a ridisegnarli, anche attraverso la pianificazione della mobilità, e a usare soluzioni basate sulla natura per la gestione delle acque e l’adattamento. Lo spazio pubblico diventa così un’infrastruttura sociale e climatica insieme, che si progetta e si mantiene con la stessa serietà di una rete idrica.
Il terzo riguarda la partecipazione. La Raccomandazione parla di coinvolgimento reale e attivo delle comunità, compresi i gruppi più svantaggiati, e lo collega alla fiducia e alla qualità della democrazia locale. Nomina esplicitamente il rischio del tokenism, cioè la partecipazione di facciata che serve a dichiarare un percorso più che a cambiarne gli esiti. Indica come strumenti le assemblee pubbliche e la co-progettazione. Chiede anche di rafforzare le capacità delle amministrazioni locali, senza le quali nessun processo partecipativo regge nel tempo.
Messi insieme, questi tre passaggi indicano una direzione che condividiamo, quella di uscire dalla retorica delle buone pratiche per costruire una pratica quotidiana che migliora la vita pubblica a tutti i livelli. È il lavoro che proviamo a fare con FROM, e passa in buona parte da qui, dallo spazio pubblico e dalla partecipazione. La Raccomandazione non obbliga nessuno, ma offre a chi amministra un riferimento europeo per fare scelte che finora richiedevano soprattutto ostinazione.
SAVE THE DATE
10-11 novembre, Bari
Abitare la città. Politiche per la casa e pianificazione territoriale strategica
L’evento di Capacity Building dell’EUI, dedicato alle città italiane, mira a rafforzare le competenze delle autorità urbane nella definizione di politiche e soluzioni per un abitare sociale, accessibile, inclusivo e sostenibile. Attraverso esempi concreti, scambio di esperienze e apprendimento pratico, l’evento offrirà strumenti utili per affrontare le principali sfide legate alla progettazione, al finanziamento e alla regolamentazione delle politiche abitative, integrandole in una più ampia visione di sviluppo strategico del territorio. [info qui]
Inoltrato molte volte
È uscito il nuovo libro di Carlos Moreno
Si chiama La città che cura, lo ha pubblicato add editore e parla di prossimità e partecipazione. Lo trovate qui (e nelle vostre librerie indipendenti di fiducia)
A quanto pare ci sarebbero abbastanza risorse per tutti
È il risultato di uno studio pubblicato su Global Environmental Change dal titolo Providing decent living with minimum energy: A global scenario. Il segreto? Ridurre il consumo individuale.
Anche se ti comporti responsabilmente, i festival restano macchine estremamente inquinanti
Ce lo dice il Centre for Events & Festival. Il problema non è il comportamento del singolo, ma il paradigma della crescita infinita che ha preso anche i grandi eventi musicali. Tu puoi anche riciclare, ma se ogni anno siamo sempre di più a vedere i concerti il sistema non può reggere.




